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Trattamento di Warm-Up Pre-Gara per l’Atleta

La terapia manuale dello sportivo nel pre-gara è un tipo di trattamento che spesso viene trascurato dai terapisti ma che invece costituisce un contributo essenziale alla buona performance atletica.

Lo scopo terapeutico nel trattamento di Warm up pre-gara è totalmente diverso da quello del post-gara: mentre in quest’ultimo caso la terapia manuale è indirizzata ad un più rapido recupero dello stato di salute di base dell’atleta, nel trattamento pre-gara lo scopo terapeutico/atletico è costituito dalla MASSIMIZZAZIONE DELLA PERFORMANCE FISICA.

Al fine di ottenere tale obiettivo, le manualità del terapista sono rivolte a tre target principali:
a) Ottimizzazione della fibrocontrattilità
b) Ottimizzazione della circolazione periferica e del metabolismo
c) Aumento locale della temperatura

In questo modo, è possibile mettere l’apparato muscolo-scheletrico dell’atleta nelle condizioni di massimo warm up, permettendogli non solo di espletare al meglio la propria resa sportiva, ma anche di ridurre così al minimo la percentuale di infortuni legati a lesioni muscolari o tendinee.

Per ottenere un adeguato warm-up delle strutture contrattili, le manovre saranno caratterizzate da un’ELEVATA VELOCITA’ DI ESECUZIONE. Pertanto, un trattamento pre-gara richiede un notevole impegno fisico da parte del terapista e solitamente non dura più di 6-8 minuti per il singolo atleta.

La caratteristica interessante del trattamento pregara è che, a differenza del massaggio di scarico in cui la direzione delle manualità è prettamente centripeta, in questo caso si effettuano manovre sia in senso centripeto che centrifugo.

Effettuare un pre-gara in modo scorretto, purtroppo, può portare ad una serie di IMPORTANTI CONSEGUENZE NEGATIVE per l’atleta. Mentre se si effettua un trattamento post-gara non adeguato, il rischio è “solo” quello di avere una permanenza di dolenzia, un suo temporaneo aumento oppure nessun effetto benefico, un pre-gara eseguito in modo sbagliato può seriamente compromettere la prestazione atletica, portando a:
-Riduzione della performance e della contrattilità
-Minore stabilità articolare
-Dolore durante la pratica sportiva
-Aumento del rischio di lesioni

In particolare, l’errore più frequente che può commettere il fisioterapista alle prime armi è quello di utilizzare manualità troppo “morbide” – con la conseguenza che si avrà un’attivazione parasimpatica e una drastica riduzione della fibrocontrattilità – oppure di utilizzare manovre troppo “dure” – con la conseguenza che si avrà il permanere di dolenzia muscolare e aree di infiammazione o iperestesia.

Ricordo sempre che, dal punto di vista sia teorico che deontologico, l’atleta dovrebbe gareggiare SOLO SE ASINTOMATICO E IN PERFETTE CONDIZIONI FISICHE, ovvero in una condizione di salute. Questo, purtroppo, spesso non è possibile, ma è necessario comunque che lo sportivo conosce i rischi che incontrerebbe nel gareggiare ugualmente anche in presenza di problematiche non risolte.

Di regola, salvo situazioni di “emergenza” – da trattare con Restrain o altre tecniche miofasciali “high-force” – che se non risolte impedirebbero all’atleta di gareggiare, le problematiche “minori” come ad esempio piccole contratture solitamente vanno lavorate o un paio di giorni prima della gara, oppure solo dopo.

Ricordo che in questi casi di interventi di “emergenza” ci possono poi essere gravi sequele poi nel post-competizione. Quindi ATTENZIONE!

 

ESECUZIONE DEL PROTOCOLLO PRE-GARA

Il trattamento pre-gara va effettuato subito prima della competizione (da circa 20 minuti prima fino a un secondo prima della competizione o del riscaldamento) e deve essere MOLTO ENERGICO, cioè trasmettere calore ed energia cinetica ai tessuti.

Al termine del trattamento, lo sportivo deve sentire un’inequivocabile sensazione di “smania” di voler muovere il distretto trattato.

Solitamente il protocollo viene effettuato sugli arti inferiori, ma i principi sono comunque validi per qualunque distretto (arti superiori o tronco).

Un modo razionale per eseguire un adeguato trattamento pre-gara è dato dalla sequenza di queste manovre:
1) SFREGAMENTO SUPERFICIALE INIZIALE
2) IMPASTAMENTO SUPERFICIALE RAPIDO
3) SFREGAMENTO SUPERFICIALE RAPIDO
4) PERCUSSIONI RAPIDE SOSTENUTE
5) SHOCK VASCOLARE
5b) VIBRAZIONI RAPIDE (opzionale)
6) CAMBIO ARTO OPPURE SCARICO DI CHIUSURA

Le manovre sono abbastanza semplici e possono essere eseguite anche da colleghi giovani, spesso più rapidi di quelli di una certa età.

Tuttavia, a differenza del TRATTAMENTO DI SCARICO POST-GARA, visto le maggiori complicazioni si consiglia sempre di eseguire il protocollo a seguito della frequentazione di un corso di massaggio sportivo di elevata qualità, preferendo sempre quelli aperti solo a figure sanitarie.

La durata totale del trattamento è variabile da 3-4 minuti fino a 6-8, ma può essere anche minore se si effettua il trattamento in due operatori contemporaneamente. In caso di trattamento a più operatori, il mantenimento di una buona sincronia costituisce un fattore fondamentale per la corretta esecuzione del protocollo.

ATTENZIONE: non è consigliabile effettuare il trattamento su più di 4-5 atleti, per ovvie ragioni di limite fisico del terapista.

Vediamo quindi le varie fasi nel dettaglio.

FASE 1 – SFREGAMENTO SUPERFICIALE INIZIALE

Nella prima fase si prende contatto con l’atleta e si attiva la circolazione superficiale.

Fondamentale è l’utilizzo di OLI O CREME, in quanto altrimenti il trattamento, che porta alla produzione di calore, potrebbe generare un danneggiamento della cute e ad escoriazioni. Se si hanno a disposizione oli a EFFETTO TERMOGENICO li si può utilizzare: in questo caso consiglio comunque un principio attivo MOLTO BLANDO, in quanto creme fortemente riscaldanti possono portare ad ustioni cutanee o allergie (sia nell’atleta che nel terapista).

Si procede pertanto effettuando degli sfregamenti superficiali dell’arto, in direzione solitamente centripeta, mantenendo una superficie di contatto di media ampiezza e una pressione di circa 500 g.

La velocità di esecuzione è circa 30-50 cm al secondo.

FASE 2 – IMPASTAMENTO SUPERFICIALE RAPIDO

In questa fase si comincia ad indurre un effetto di mobilizzazione e stimolazione delle fibre muscolari utile alla loro attivazione.

Le mani afferrano la parte superficiale del muscolo con una presa a “doppia C” e, con manualità alternata, effettuano un impastamento superficiale disegnando rapidi semicerchi.

La pressione utilizzata è di solito attorno a 1 Kg e la frequenza di circa 2-4 manovre al secondo.

Una variante utilizzata in alcuni casi può essere anche il “pinzettamento” che consiste nell’effettuare delle rapide prensioni alternate della fascia superficiale. Seppur richieda meno sforzo da parte del terapista, un pinzettamento mal eseguito può portare ad irritazione della cute dell’atleta e rottura dei capillari superficiali.

FASE 3 – SFREGAMENTO SUPERFICIALE RAPIDO TERMOGENICO

Durante questa fase si procede alla stimolazione della contrattilità vasale e alla generazione di energia termica.

Si effettuano degli sfregamenti superficiali rapidi BIDIREZIONALI dell’arto, della durata di pochi secondi, mantenendo una superficie di contatto ampia e una pressione di circa 500g-1Kg.

La velocità di esecuzione è estremamente elevata, attorno ai 100-200 cm al secondo, o anche maggiore.

FASE 4 – PERCUSSIONI RAPIDE SOSTENUTE

Le percussioni possono avere un effetto rilassante se utilizzate con forza moderata, ma assumono invece un effetto fortemente attivante per la fibrocontrattilità quando vengono applicate in modo sostenuto.

Le percussioni vengono effettuate attraverso rapidi movimenti delle mani che vanno a impattare sulla cute, tenendo solitamente il pugno chiuso o semichiuso. Meno frequentemente le percussioni vengono fatte con dita di taglio oppure con dita semi-aperte.

Il movimento deve essere molto rapido ma mai doloroso per l’atleta. La pressione di battuta di può arrivare anche ai 3 kg, con una frequenza può anche superare persino i sei colpi al secondo.

FASE 5 – SHOCK VASCOLARE

Lo Shock vascolare è una tecnica che se ben utilizzata può portare ad un elevato incremento della capacità di peristalsi vasale e della fibrocontrattilità muscolare, ma richiede un’elevata esperienza e una buona manualità da parte del terapista, altrimenti risulta inefficace e inutilmente dolorosa per l’atleta.

Nello Shock vascolare vengono dati letteralmente degli “schiaffi” in senso prossimo-distale (cioè in senso caudale), tenendo la mano piatta e parallela alla superfice cutanea, ma applicando l’impatto con un angolo di circa 45° rispetto alla verticale.

Lo Shock vascolare, che si può applicare con frequenza libera (dai 2 ai 6 cicli al secondo), costituisce davvero una freccia vincente nella faretra delle tecniche a disposizione.

A QUESTO PUNTO SI RIPETE IL CICLO DALLA FASE 2 ALLA FASE 5

alternando in maniera ciclica le manovre viste finora. Si possono ripetere a piacere quanti cicli si vuole, tenendo però conto del fatto che il trattamento pre-gara è molto impegnativo per il terapista, per cui sconsiglio vivamente di superare i 3-4 minuti continuativi per arto.

 

FASE 5b – VIBRAZIONI RAPIDE (opzionali)

All’interno del ciclo (dalla fase 2 alla fase 5) si possono anche inserire le vibrazioni rapide.

Questo tipo di manualità, come le percussioni, ha un effetto rilassante se effettuate in modo blando, ma diventano fortemente attivanti se eseguite con un’intensità elevata.

Si tratta in pratica di poggiare la mano sull’arto (solitamente mano piatta con dita aperte) per poi scuoterlo energicamente in modo clonico per qualche secondo.

La frequenza di vibrazione è, se possibile, di almeno 4-5 cicli al secondo.

La manovra, seppur molto efficace, richiede molto sforzo da parte del fisioterapista, pertanto si consiglia di utilizzarla solo se si è già allenati all’uso.

FASE 6 – CAMBIO ARTO, OPPURE SCARICO SUPERFICIALE DI CHIUSURA

Arrivati a questo punto si può cambiare l’arto su cui si sta lavorando, ripetendo le stesse manovre sul distretto controlaterale, oppure si effettua uno scarico rapido di conclusione del trattamento, effettuando uno sfregamento superficiale contemporaneo dei due arti per qualche secondo.

Se il protocollo è stato eseguito in modo corretto, l’alteta ora dovrebbe sentirsi estremamente carico di energia, adeguatamente riscaldato e pronto a gareggiare al meglio.

Ben fatto!

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