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Stretch & Spray – Guida alla Corretta Esecuzione

Lo STRETCH & SPRAY è una tecnica di trattamento per le problematiche miofasciali estremamente efficace che sfrutta la combinazione di tre fattori:

a) Crioterapia

b) Allungamento plastico tissutale

c) Trattamento dei Thicken Point

In questo modo, è possibile agire a livello muscolare e fasciale in modo completo, effettuando un’azione terapeutica che si espleta sia a livello biomeccanico che a livello sensoriale.

Vediamo il perchè esaminando i vari punti in dettaglio.

 

a) Crioterapia: l’utilizzo del ghiaccio

Il freddo, che viene prodotto dall’utilizzo di Ghiaccio Spray – da questo il nome della tecnica, permette di agire sul modellamento tissutale, sull’infiammazione e sulla nocicezione. Come adattamento della tecnica è comunque possibile effettuare lo stesso trattamento anche con una borsa di ghiaccio istantaneo.

Ciò che il freddo provoca, quando applicato al corpo umano è un triplice effetto:

-Aumenta la rigidità tissutale e quindi favorisce un modellamento PLASTICO dei tessuti, cioè un cambiamento strutturale semi-permanente;

-Agisce sull’eventuale componente infiammatoria, quando presente, riducendola;

-Sfrutta l’effetto analgesico del ghiaccio a livello di percezione del dolore, abbassandone l’intensità.

Il principio terapeutico del freddo è lo stesso sfruttato anche nell’ESECUZIONE DEL PROTOCOLLO PRICE.

 

b) Allungamento plastico tissutale

Il modellamento plastico dato dalla fase di “stretch” è rassimilabile agli effetti del rebuild “morbido” che si ottengono nel POMPAGE.

In questo caso, lo scopo è quello di ottenere una riduzione degli eventuali addensamenti a livello miofasciale con una manovra di stiramento che stimola la deposizione di connettivo in serie e favorisce la mobilità intra- e inter-fasciale, riducendo le aderenze dei tessuti attraverso la mobilizzazione.

Questa fase del trattamento ha come obiettivo quello di ottenere una modifica semi-permanente delle strutture fasciali, portandole a una condizione di maggiore fisiologia.

 

c) Lavoro sui Thicken Point / Trigger Point

Attraverso tecniche di Restrain, pressione ischemica o, eventualmente, sfregamento profondo, questa fase del trattamento permette di trattare quelle condizioni cliniche in cui la fascia a subito una strutturazione patologica cronicizzata, che richiede quindi un tipo di azione meccanicamente più incisiva.

Si lavora pertanto la fascia in addensamento con manualità energiche, tuttavia se non vi sono Trigger point strutturati, questa fase può anche essere facoltativa.

 

ESECUZIONE DELLO STRETCH AND SPRAY E MATERIALI

L’esecuzione corretta dello S&S è data da un ciclo ripetuto che alterna l’applicazione dei tre fattori terapeutici sopraccitati: ghiaccio sul distretto, stretch del distretto, trattamento del thicken point eventualmente attivo.

La sequenza dei cicli viene terminata con l’applicazione, alla fine, di un panno caldo sulla parte interessata, la cui funzione è quella di RIATTIVAZIONE METABOLICA e CIRCOLATORIA, utile a facilitare la distruzione e il rebuild connettivale della parte trattata.

 

Per l’applicazione corretta dello S&S servono i seguenti materiali:
-Ghiaccio Spray (o equivalente)
-Panno caldo
-Olio (opzionale)

 

La sequenza di esecuzione si svolge poi attraverso 6 Step successivi:
1) POSIZIONAMENTO DEL TERAPISTA E DEL PAZIENTE
2) IRRORAZIONE DELL’AREA CON FREDDO SPRAY
3) STRETCH DEL DISTRETTO ARTICOLARE
4) TRATTAMENTO DEI THICKEN POINT ATTIVI
4b) RIPETIZIONE DAL PUNTO 3 (fino a End-ROM)
5) APPLICAZIONE DEL CALORE
6) SCREENING TEST DI MOBILIZZAZIONE
6b) EVENTUALE RIPETIZIONE DAL PUNTO 1

Vediamo i vari step in modo analitico.

FASE 1 – POSIZIONAMENTO DEL TERAPISTA E DEL PAZIENTE

Si deve posizionare il paziente in una posizione comoda e stabile, che permetta al contempo un lavoro efficace sul distretto. La posizione non deve scatenare in alcun modo il dolore e deve permettere il ROM utile a mantenere l’eventuale allungamento.

Il terapista deve essere anch’egli in una posizione comoda e stabile, che gli permetta l’utilizzo di tutto il corpo durante la manovra, in modo tale da limitare l’impiego della forza muscolare.

 

FASE 2 – IRRORAZIONE DELL’AREA CON FREDDO SPRAY

In questa fase, si irrora l’area interessata con un getto di ghiaccio spray. Il tempo di applicazione è di circa 3-4 sec, con un’inclinazione del getto di circa 30° rispetto alla perpendicolare, muovendo lo spray alternativamente in senso prossimo-distale e disto-prossimale parallelamente alle fibre del muscolo trattato.

La distanza ideale a cui tenere lo spray è compresa tra i 10 e i 20 cm. L’area di applicazione solitamente coinvolge la parte muscolare, il Thicken Point da trattare e la parte articolare che eventualmente presenta dolore.

FASE 3 – STRETCH DEL DISTRETTO ARTICOLARE

Terminata l’applicazione del freddo, si effettua un lieve stretch del distretto. L’allungamento è solitamente passivo, ma può essere accompagnato dal paziente se riesce a farlo in modo controllato. Lo stretch è MOLTO LIEVE, quindi non ha senso arrivare immediatamente a End-ROM.

E’ in questa fase che avviene il modellamento plastico “morbido” delle strutture miofasciali, facilitato dall’aumentata rigidità del freddo spray.

FASE 4 – TRATTAMENTO DEI THICKEN POINT ATTIVI

In questa fase, si va a lavorare direttamente sugli eventuali addensamenti miofasciali, spesso veri responsabili del problema, localizzati sui ventri muscolari in corrispondenza dei POOL NEUROMOTORI.

Le modalità di trattamento possibili sono diverse, tutte comunque efficaci. Personalmente, consiglio di effettuare del RESTRAIN sulla parte addensata, in quanto permette di ottenere il risultato più rapido ed efficace con un minor numero di applicazioni. Tuttavia, è anche possibile effettuare una semplice frizione profonda della zona, uno sfregamento longitudinale oppure la classica pressione ischemica.

Nel caso si utilizzassero manovre di scivolamento sulla cute, si consiglia di applicare qualche goccia di olio, al fine di non irritare la pelle del paziente. Il trattamento, se si effettua con Restrain, si può protrarre da 30 a 90 secondi circa, per poi passare allo step successivo.

FASE 4B – RIPETIZIONE DAL PUNTO 3 FINO A END-ROM

Si ripetono ciclicamente gli step dal 2 al 4, effettuando la sequenza di spray – stretch – lavoro sul TP, fino ad arrivare al punto di massimo allungamento fasciale consentito senza indurre l’insorgenza di dolore.

Il terapista deve ricordarsi che durante le fasi di allungamento le mani stanno entrambe sui capi articolari, mentre nella fase di trattamento una mano fissa sun capo articolare mentre l’altra lavora sulla parte miofasciale addensata.

NOTA: Attenzione quando si distribuisce il getto spray, a tenerlo sempre in movimento, al fine di non creare vistosi brinamenti che andrebbero ad ustionare la cute.

FASE 5 – APPLICAZIONE DEL CALORE

Terminato il ciclo (generalmente raggiunto limite di stretch tissutale), si conclude la sequenza applicando un panno caldo sul ventre muscolare, in particolar modo sull’area del Thicken Point trattato.

Questo permette un’attivazione metabolica e circolatoria che favorisce il destroy/rebuild del tessuto connettivo. Nel caso non si disponesse di un panno caldo è possibile applicare calore sull’area appoggiando le proprie mani, dopo averle sfregate energicamente tra loro – e chi ha visto il leggendario “Karate Kid” del 1984 sa di cosa sto parlando!

 

FASE 6 – SCREENING TEST DI MOBILIZZAZIONE

A questo punto, si esegue un test di verifica dell’efficacia del lavoro fatto.

Si fa muovere cautamente l’articolazione, prima in modo assistito, poi attivamente. Vengono quindi verificati gli effetti del trattamento, in termini di:
-riduzione dei livelli di dolore
-aumento dell’articolarità
-miglioramento della qualità del movimento

Con il miglioramento di almeno uno dei parametri significa che è stato ottenuto un risultato terapeutico apprezzabile.

Se però riteniamo che il dolore non sia calato in modo significativo, non siamo soddisfatti pienamente del risultato terapeutico o reputiamo sia comunque necessario effettuare un nuovo ciclo, ripetiamo semplicemente tutta la sequenza ripartendo dal punto 1.

Possiamo decidere se effettuare un altro ciclo, oppure fermarci e eventualmente utilizzare delle tecniche integrate.

Al termine della seduta, si consiglia sempre di integrare con sessioni di esercizio terapeutico specifico.

Buon lavoro,
Filippo

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