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Trattamento Manuale Post-Gara dell’Atleta

Il trattamento di scarico dell’atleta nel post-competizione è una delle richieste più frequenti che vengono fatte ai fisioterapisti che lavorano nel settore sportivo.

Saper effettuare correttamente una terapia manuale post-gara è una delle conoscenze chiave che ogni professionista deve possedere: un adeguato management dello sportivo dopo la competizione permette infatti di minimizzare i tempi di recupero, garantendo il massimo delle performance e riducendo al minimo la probabilità di infortuni o dolenzie.

Lo scopo principale del trattamento post-gara è l’eliminazione dei cataboliti responsabili del DOMS (Delayed Onset Muscle Soreness – noto anche come “dolore del giorno dopo” o incorrettamente “dolore da acido lattico”), la normotonizzazione e l’agevolazione della ricostruzione miofibrillare.

Per ottenere questo, il trattamento si avvarrà prevalentemente di MANOVRE MASSOTERAPICHE tendenti a favorire la funzionalità circolatoria e l’attivazione metabolica.

Il trattamento di scarico post-gara è solitamente piacevole, e non è da confondere con il TRATTAMENTO DECONTRATTURANTE [METTI LINK QUANDO SARA’ PRONTO L’ARTICOLO], che ha scopi e manualità sensibilimente differenti.

Il tipo di tecniche in grado di effettuare un adeguato scarico sono rappresentate fondamentalmente da manovre di sfregamento superficiale e manovre di “spremitura” dei muscoli. Attraverso la combinazione di queste due tecniche è possibile ottenere a livello miofasciale lo stesso effetto che si otterebbe quando andiamo a “strizzare un panno bagnato”. Infatti, il modo migliore e più istintivo di drenare l’acqua da un panno bagnato è quello di strizzarlo attorcigliandolo e passare poi con la mano lungo tutto il panno, sfregandolo.

Lo stesso effetto di “drenaggio forzato” si deve ottenere nell’atleta a livello miofasciale, pertanto un protocollo razionale per eseguire un adeguato trattamento post-gara è dato dalla sequenza di alcune manovre manuali ben definite.

Il tipo di protocollo di seguito elencato è in linea di principio applicabile a TUTTI i distretti, anche se solitamente (90% dei casi) il distretto sui cui si lavora sono gli arti inferiori, per la più alta frequenza di utilizzo e sovraccarico di questa regione nella maggior parte degli sport. Trattandosi di manovre abbastanza semplici e con poche controindicazioni, possono essere utilizzate in sicurezza sia dai professionisti di lunga esperienza, sia dai colleghi meno esperti.

Il Massaggio post-gara viene inserito nella CALENDARIZZAZIONE DEI TRATTAMENTI NELLO SPORT [METTI LINK ALL’ARTICOLO] solitamente fino a 3 giorni dal termine della competizione, ma può essere tranquillamente applicato anche a maggior distanza di tempo.

Vediamo le manovre manuali nel dettaglio.

1) SFREGAMENTO SUPERFICIALE INIZIALE DI CONTATTO

In questa fase si prende contatto con l’atleta e si comincia ad attivare la circolazione superficiale. Solitamente è consigliabile l’utilizzo di OLI O CREME, in quanto altrimenti il trattamento, oltre che sgradevole per l’atleta, potrebbe portare a un danneggiamento della cute e ad escoriazioni.

Si procede effettuando degli sfregamenti superficiali dell’arto, in direzione centripeta, mantenendo una superficie di contatto abbastanza ampia, con una pressione di circa 500 g. La velocità di esecuzione è circa 20-30 cm al secondo.

2) IMPASTAMENTO

In questa fase cominciamo a produrre quell’effetto di “panno strizzato” utile alla normotonizzazione e all’eliminazione dei cataboliti. Le mani afferrano il muscolo con una presa a “doppia C” e, con manualità alternata, effettuano un vero e proprio impastamento come se si stesse lavorando della creta (o della pizza!)

L’intensità è media e molto variabile in funzione del distretto, anche se la pressione utilizzata è di solito attorno ai 2-4 Kg e la frequenza di circa 1 manovra al secondo.

FASE 3 – SFREGAMENTO SUPERFICIALE LENTO

In questa fase si procede alla facilitazione del drenaggio sanguigno, stimolando al tempo stesso al contrattilità vasale. Si effettuano pertanto degli sfregamenti superficiali dell’arto come all’inizio, ma in modo più intenso, sempre in direzione centripeta, mantenendo una superficie di contatto il più possibile ampia, con una pressione questa volta di circa 1-4 Kg. La velocità di esecuzione è minore rispetto all’inizio, diventando di circa 10-20 cm al secondo.

FASE 4 – SFREGAMENTO PROFONDO

In questa fase si procede alla riduzione dell’ipertonia locale e al disgregamento delle aderenze intrafasciali generatesi con l’accumulo di cataboliti a livello intra- e inter-muscolare. Si effettuano pertanto degli sfregamenti profondi di media intensità, riducendo quindi la superficie di contatto e concentrandosi nelle zone del muscolo in cui si percepisce una maggiore tensione. Il trattamento, anche se intenso, non deve comunque essere doloroso (la VAS massima consentita durante questa manovra è di 3-4 punti su 10). Solitamente si utilizza una manualità a pollici affiancati, anche se con l’adeguata esperienza è possibile anche utilizzare il gomito. La velocità di esecuzione è variabile da 2 a 10 cm al secondo, con una pressione di 2-5 Kg.

SI RIPETONO QUINDI LE TECNICHE DAL PUNTO 2 AL PUNTO 4

alternando le manovre in maniera ciclica. Si possono ripetere a piacere quanti cicli si vogliono, in funzione del tempo a disposizione per il trattamento. Ad ogni modo per avere una linea guida indicativa, per ogni fase si ripetono un numero di manovre comprese tra 3 e 30, prima di passare alla fase successiva.

 

5) PERCUSSIONI O RULLATA (opzionali)

Questi 2 tipi di manualità possono essere inserite a piacere, a conclusione del trattamento o all’interno del ciclo dal punto 2 al punto 4 visti precedentemente. Le percussioni e lo scuotimento hanno la funzione di mobilizzare il modo globale la massa muscolare e la parte sanguigna. Per utilizzare una metafora, corrispondono alla fase in cui si “sbatte il panno bagnato”.

Le percussioni vengono effettuate attraverso rapidi movimenti delle mani che vanno a battere sulla cute, tenendo solitamente le mani con pugno chiuso o semichiuso, con dita di taglio oppure con dita semi-aperte. Il movimento deve essere rapido e non doloroso per il paziente (e nemmeno per il fisioterapista), con una pressione di battuta di massimo 1-2 kg e una frequenza di circa 3-4 colpi al secondo.

Gli scuotimenti tramite rullata o mezza-rullata avvengono invece mobilizzando globalmente tutta la loggia muscolare, attraverso un tipo di manualità che “rotola” letteralmente il distretto. Uno dei modi più frequenti di procedere è quello di affrerrare l’arto con le mani contrapposte ed effettuare dei rapidi “rotolamenti” bidirezionali in senso opposto. La tecnica è molto piacevole e gradita dagli atleti.

6) CAMBIO ARTO OPPURE SCARICO SUPERFICIALE DI CHIUSURA

A questo punto si può cambiare l’arto che si stava lavorando, ripetendo le stesse manovre sul distretto controlaterale, oppure si effettua uno scarico rapido di chiusura del trattamento, effettuando uno sfregamento superficiale contemporaneo dei due arti per qualche secondo. La durata totale del trattamento è variabile da 20 a 40 minuti se si effettua il trattamento in singolo operatore, fino a 10-15 minuti se il trattamento viene fatto da due operatori contemporaneamente.

In caso di trattamento a più operatori – modalità che viene frequentemente utilizzata agli eventi sportivi maggiori quali gare di podismo o di ciclismo – un fattore fondamentale per la corretta esecuzione del protocollo è mantenere una PERFETTA SINCRONIA tra i terapisti, sia in termini di velocità che di pressione delle manovre.

Buon lavoro!

Guarda gli altri articoli correlati:

MASSAGGIO DI SCARICO POST-GARA - VIDEO GUIDA [METTI IL LINK AL VIDEO TUTORIAL DEL VIDEOCORSO lo avevamo caricato qui, se lo carichi commentalo, poi puoi cancellarlo https://www.facebook.com/fisioterapiainterattiva/videos/1123985047703633/
CALENDARIZZAZIONE DEI TRATTAMENTI NELLO SPORT [METTI LINK ALL'ARTICOLO]

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